Confessioni sotto l'albero




Devo ammetterlo. Non mi piace il Natale. Proprio per niente. Ogni anno cerco di capire perché, e non so darmi una risposta definitiva. Credo che di base si tratti di un problema di costrizione, e io sono piuttosto selvatica e mal mi adatto a ciò che mi viene imposto. Sebbene io sia cresciuta in una famiglia cattolica, con un prozio Monsignore che diceva messa privata in casa per la famiglia, io non sono credente, e se viene a cadere l'aspetto spirituale e religioso, questa festività perde totalmente il suo significato. Mi ritrovo quindi tutti gli anni a dover festeggiare un momento di una fede che non abbraccio, trasformato, e questo è ancora peggio, in una festa pagana raffazzonata. Una sorta di potpourri di tradizioni, credenze e usanze di cui i più hanno perso memoria, e il rispetto. Una miscellanea scintillante che non mi affascina e che non riesco a sentire. Eppure sono mamma, e sento profondamente il desiderio di trasmettere calore e tradizioni ai miei figli. Difficile, con questi presupposti. Ciò che posso fare è creare un rituale, trasmettere il piacere di trovare il regalo giusto per le persone che amiamo, in un difficile esercizio di ascolto ed empatia; ripetere e tramandare ricette consolidate; insegnare con l'esempio che ciò che possiamo fare per gli altri è impegnarci per loro, anche quando questo comporta rinunce e fatica; che gli ospiti vanno coccolati, e che nulla va lasciato al caso, o alla sciatteria; coinvolgere tutti nei preparativi, affinché ci si senta uniti, un gruppo, una squadra, una famiglia. 
Questo e ciò che cerco di fare. Poi tiro un sospiro e guardo al nuovo anno, anche se mi porterà un nuovo Natale...

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