Il coraggio della moda




"Mi piace molto il tuo tentativo di rendere 'alla moda' il Ticino. Spero che tu riesca a dimostrare quello che non passa: si può essere modestamente e sobriamente eleganti e ben vestiti nella vita di ogni giorno. Basta con i pantaloni Think Pink a quadretti e le maglie termiche ed i piles e le Scarpa! Sembra che si faccia trekking ogni giorno tutto il giorno in Ticino. È il massimo dell'eleganza che ho visto. Perché, secondo te?"

Questo è il commento di Veronica a questa foto postata sul mio profilo IG. Un commento molto interessante, che merita sicuramente una riflessione, e una risposta più circostanziata di una emoticon.
Mi occupo di moda da oltre 15 anni, qui in Ticino, e posso affermare che sì, i Ticinesi hanno un rapporto quantomeno particolare con la moda. Sono affascinati dall'Italia e dalle sue icone, si sentono di poter criticare il modo di vestire dei cugini svizzero tedeschi, ma in concreto sono poco inclini a seguire i trend che tanto ammirano oltre confine. Sicuramente c'è una buona componente culturale: noi svizzeri siamo discreti, non amiamo esibirci e ci è stato inculcato, sin da piccolissimi, che bisogna essere tutti uguali, che non bisogna prevaricare, che non si deve ostentare, che non bisogna esibire, che bisogna essere discreti e uniformarsi agli altri. È la grande caratteristica del nostro popolo, che diventa una fragilità in quei campi in cui per emergere bisogna, tutt'al contrario, sgomitare per emergere. Penso ad esempio allo sport, di cui potrei portare molti esempi, ma ora stiamo parlando di moda...
Vestirsi seguendo le tendenze richiede una certa dose di coraggio. Indossare capi nuovi, particolari, ricercati, attira gli sguardi, e inevitabilmente il giudizio degli altri. Essere i primi, e i soli, a differenziarsi con capi meno comuni espone al giudizio, e molto spesso all'invidia. E così, secondo la novella della volpe che non arrivava all'uva, il motto di molti diventa "critica ciò che non osi copiare, così agli altri, e a te stesso, sembrerà meno desiderabile". Ed essere giudicati, e criticati, non piace a nessuno. È molto più facile indossare un paio di innocui jeans 365 giorni all'anno, e una felpa, e sperare di nascondersi nel branco. Il Ticino poi è geograficamente ancora molto rurale. Fatto di valli e piccoli paesini, è per molti versi lontano mille miglia dalla vivacità e dal dinamismo delle metropoli.
Credo anche che viga in generale anche una buona dose di pigrizia, che parte dal camminare in scarpe che spesso richiedono più impegno, e arriva al lavare e stirare capi molto più complicati.
Infine, la moda è apparenza, e tutto ciò che richiama la cura dell'aspetto fisico, per molti rientra ancora nel pregiudizio di superficialità. 
Quindi sì, cara Veronica, tu hai ragione. Amare la moda perché è un'espressione di creatività, di continua ricerca e di evoluzione è un lusso che non ha nulla a che vedere con i soldi. È uno stato mentale e emotivo che in un cantone piccolo come il Ticino, passa purtroppo spesso in secondo piano. Che fare? Osare. Senza strafare, ma magari, con un po' di coraggio, e un pizzico di umiltà in più, iniziare a guardare chi propone qualcosa di nuovo con interesse, e non con livida ostilità...

P.S. I pantaloni della Think Pink, le felpe in pile e le Scarpa sono tre pezzi che mi fanno letteralmente venire la pelle d'oca anche solo ad immaginarli...!

Ho parlato di: moda, tendenze, Ticino, Svizzera, invidia, cliché e pregiudizi.

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