Di mare e coscienza ecologica



Aspettiamo tutto l'anno le vacanze estive. C'è chi preferisce la montagna, chi il mare. Già, il mare. Splendida vastità blu, che ci regala refrigerio, divertimento, gioia, emozioni, felicità, pace, serenità. E poi ancora cibo e lavoro, per tantissime persone che senza i suoi frutti non avrebbero di che vivere. Ospita migliaia di specie animali e vegetali che coesistono in un meraviglioso e silenzioso mondo sommerso, vivo e vivace, dalle gelide acque dei poli e quelle calde sull'equatore. Una ricchezza incredibile, che troppo spesso sfruttiamo e inquiniamo, senza rispetto, e senza lungimiranza. Nel mio piccolo posso fare ben poco, ma quando vado in vacanza, quest'anno su un'isola nell'oceano indiano, sto bene attenta a quel che faccio, consapevole che il turismo rappresenta sì una fonte di ricchezza fondamentale per molti Paesi, ma anche una potenziale minaccia. Cerco di usare meno acqua dolce possibile, limito shampoo e doccia schiuma, riporto a casa i flaconi vuoti, getto via solo l'indispensabile e mi porto solo materiali biodegradabili (i bastoncini per pulire le orecchie ad esempio, in cartone e non in plastica!). In mare non tocco nulla e se trovo rifiuti sulla spiaggia li raccolgo. Molti, troppi, però finiscono in mare, e ci rimangono, per anni, decenni, e spesso rappresentano una trappola mortale per i pesci che li mangiano o ne rimangono intrappolati. Di questo si occupa 4ocean, un'organizzazione no profit che ripulisce i mari dai rifiuti. Acquistando un braccialetto, fatto interamente con rifiuti raccolti, si sostiene il progetto, e si porta al braccio un oggetto bello e buono, che ci ricorda quanto è importante rispettare il mare e i suoi abitanti. 

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